come la battaglia di Caporetto.
Le truppe austro-ungariche fino a quel momento stavano più che altro sulla difensiva, prossime ormai ad un cedimento, solo con una spallata avrebbero potuto cambiare le carte in tavola a loro favore e così è fu. Rinforzate da truppe tedesche, quelle austriache studiarono un piano che avrebbe dovuto annientare le difese italiane e scendere nella pianura padana come un fiume in piena, ma per fortuna, sarà proprio un fiume a fermarli, quello del Piave, il fiume "Sacro alla Patria".
Foto della ritirata del "famoso" fotografo di Scandiano Umberto Brugnoli |
I soldati che scappavano dal fronte portavano un infinita tristezza e tanta paura alle popolazioni che li vedevano passare. In tutta Italia un gelido brivido attraversava ogni uomo, donna e bambino, ogni italiano poteva toccare fisicamente la paura.
Scriveva il cronista di Scandiano Aderito Belli di quei momenti: "...Scendevano le truppe infangate e taciturne, dai monti che avevano contrastato tante volte, fin colle unghie, al nemico, per inondare tutta la pianura padana di infinita tristezza...quale spostamento impressionante per la popolazione civile, qui rimasta in trepidazione, sulle incerte sorti della Patria".
Quei "vaganti" trovarono tanta solidarietà a Scandiano dove la popolazione li accolse e li sfamò, racconta l'arcetano Pietro Artioli: "...Quando sono arrivati in questo villaggio un migliaio di soldati reduci della disfatta di Caporetto, laceri sporchi e affamati, io ho visto con animo lieto e commosso, che quasi tutta la popolazione di Arceto ha portato a quei poveri diavoli, il ristoro di un po di pane, di vino e di frutta e una stanza e un giaciglio perché potessero riposarsi...".
La colpa di tale disfatta venne data ai soldati, mentre le colpe si scoprirono poi essere degli alti comandi e di Cadorna. I nostri soldati vennero travolti da una preparazione meticolosa dell'avversario e della incapacità dei vertici militari italiani, che si fecero trovare impreparati e senza piani di ripiego. Il soldato italiano fece quel che poteva e in molti casi si batté con valore in una battaglia impossibile da vincere.
Foto di Fantuzzi Arnaldo |
“Non farti un cattivo concetto del nostro Esercito, perché come ben disse un poeta, l’antico valor degli italici cor’ non è ancora morto; infatti ci siamo ritirati, ma ora lì (gli austriaci) abbiamo fermati e forse per sempre, e se non ora, ma a primavera li ricacceremo con la medesima celerità e forse più oltre.”
Quella riscossa annunciata nei giorni di Caporetto dal giovane Arnaldo avvenne e se dal nome Caporetto, oggi tutti pensano ad una "disfatta" con Vittorio Veneto tutti riconoscono la rinascita d'Italia, la vittoria tra le vittorie.
Questo giorno lo dedico ricordando quel giovane scandianese che all'età di appena 18 anni, pieno di fiducia, salverà l'Italia.
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