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lunedì 4 marzo 2019

DOMENICA 3 MARZO: CONFERENZA SUI PRIGIONIERI AUSTRO-UNGARICI

Domenica 3 marzo, nella bellissima Rocca di Castellarano, ho tenuto una conferenza sui prigionieri austro-ungarici rinchiusi a Scandiano durante la Grande Guerra. Una pagina poco conosciuta ma di un valore storiografico assoluto.

Nello scandianese infatti, già dall'estate del 1915 si allestiva il Campo di Prigionia più grande della Regione. La permanenza dei progionieri, nonostante ci sia stato tramandato che fu fino a Caporetto, grazie alle mie ricerche sappiamo che rimasero qui fino alla conclusione del conflitto.

Ho raccontato le storie di quei prigionieri e il lato umano con cui sono stati trattati sia dai carcerieri che dai popolani. 


Ringrazio la Società Studi Storici Castelleranese per avermi invitato e grazie a tutte quelle persone  che hanno voluto presenziare a questa conferenza nonostante una bella domenica pomeriggio soleggiata.


Marco Montipò durante la conferenza

Sala durante la conferenza
Rocca di Castellarano

Ingresso Sala Conferenza

sabato 10 novembre 2018

PERCORSO SULLA STRADA COSTRUITA DAI PRIGIONIERI AUSTRO-UNGARICI

Foto durante il mio intervento sul Monte delle Tre Croci
Domenica 4 novembre, nel primo pomeriggio, l'Associazione Puntavanti ha organizzato un escursione sulla strada che porta al Monte delle Tre Croci, strada costruita dai prigionieri austro-ungarici durante la Grande Guerra.
Ho raccolto l'invito dell'Associazione, che ringrazio, a partecipare ed illustrare la storia di quella strada. Nelle mie ricerche infatti, ho trovato non solo i documenti e i dettagli della sua realizzazione ma anche le fotografie, dove si vedono i prigionieri durante i lavori. La storia dei prigionieri e di questa strada, è una pagina di grande umanità e per approfondirla consiglio la lettura del libro "SCANDIANO e la Grande Guerra" e dell'ultimo numero, il 160, della rivista Reggio Storia.

domenica 13 maggio 2018

CONFERENZA PRIGIONIERI AUSTRO-UNGARICI: SALA PIENA PER ASCOLTARE FEDERICO ANDRIOLLI, NIPOTE DI UN PRIGIONIERO RINCHIUSO NELLA ROCCA DI SCANDIANO

Sabato 12 maggio si è svolta, presso la Rocca dei Bojardo, la conferenza sui prigionieri austro-ungarici rinchiusi nel castello durante la Grande Guerra. Gli articoli della stampa che annunciano della conferenza:

Articolo del Resto del Carlino del 11 maggio 2018

Articolo del settimanale La Voce del 12 maggio 2018


Durante la conferenza ha preso la parola lo storico Glauco Bertolini, che ha illustrato ai presenti la storia dei prigionieri austro-ungarici nel territorio reggiano. Un illustrazione a 360° di come la provincia di Reggio ha "ospitato" durante l'intero conflitto, prigionieri, profughi e anche militari dopo la disfatta di Caporetto.
Poi è stata la volta di Federico Andriolli, nipote del prigioniero Francesco Zanettin, recluso in Rocca tra il 1915 e il 1916. Zanettin ci ha lasciato di quell'asso di tempo, un diario e diversi oggetti che Federico ha commentato con il pubblico, raccontando chi era Francesco e come la guerra l'aveva segnato per sempre. Una testimonianza molto apprezzata, sia emotivamente che storiograficamente da tutto il pubblico.
Durante il dibattito è intervenuto anche Marco Montipò, autore del libro "SCANDIANO  e la Grande Guerra" che ha raccontato le sue scoperte storiografiche legate ai prigionieri, una su tutte, la fuga Hollywoodiana fatta da quattro ufficiali austriaci. Link con la storia della fuga: http://marcomontipo.blogspot.it/2017/06/la-fuga-hollywoodiana-dei-prigioniei.html
Il tutto moderato da Angela Chiapponi, direttrice della prestigiosa rivista Reggio Storia.

Qui sotto le foto della conferenza:


 La sala durante la conferenza

Gli oggetti realizzati dal prigioniero Francesco Zanettin 

in piedi Marco Montipò che da notizia dei prigionieri austro-ungarici nella Rocca dei Bojardo

Federico Andriolli, nipote del prigioniero Francesco Zanettin, che racconta la storia del bisnonno.

In piedi Alberto Pighini, Assessore del Comune di Scandiano che da i saluti da parte dell'Amministrazione

La stele realizzata dal prigioniero Francesco Zanettin FRONTE


La stele realizzata dal prigioniero Francesco Zanettin RETRO 

Oggetto di artigianato realizzato da Francesco Zanettin FRONTE

Oggetto di artigianato realizzato dal prigioniero Francesco Zanettin RETRO


Alcune pagine del diario di Francesco Zanettin scritto nella Rocca tra il 1915 e il 1916

sabato 17 giugno 2017

LA FUGA HOLLYWOODIANA DEI PRIGIONIERI AUSTRIACI DALLA ROCCA DEI BOJARDO

Cartolina ufficiale del Campo di Prigionia di Scandiano. Fronte. Collezione Giuseppe Ruini


Cartolina ufficiale del Campo di Prigionia di Scandiano. Retro. Collezione Giuseppe Ruini


Siamo nel periodo della Grande Guerra e dal settembre 1915 la Rocca dei Bojardo si trasformava in un campo di prigionia ospitando un migliaio di prigionieri austriaci. Sappiamo che il loro “soggiorno” non era particolarmente duro, soprattutto i primi mesi dove, come ci racconta nei suoi diari il prigioniero Francesco Zanettin "regnava l'ozio e la noia". Nonostante tutto era pur sempre una prigionia e da reclusi la voglia di libertà era sempre presente. 

Tra le mura della Rocca, 4 detenuti progettavano un evasione Hollywoodiana e armati di un coltellino scavarono un tunnel nel muro esterno del castello, di ben 2 metri e mezzo di spessore. Il tunnel era largo appena 70 cm in entrata e 40 in uscita, una sorta di imbuto. Ci misero dei mesi e tanta pazienza, ma tempo ne avevano a volontà e la pazienza se in gioco c’è la libertà, si trovava. 

I 4 militari austriaci erano tutti ufficiali e la notte di domenica 18 giugno 1916 la loro impresa riuscì, infatti quella notte il tunnel vedeva la luce e tutta la loro fatica era ricompensata. Quella notte si prestava benissimo per la fuga, il cielo era carico di nuvoloni neri e il forte vento scuoteva gli alberi, quell’aria di tempesta avrebbe camuffato i rumori che inevitabilmente si sarebbero prodotti durante la fuga. 

Il buco era fatto e ora bisognava solo uscire e calarsi a terra, ma tra il buco e la terra ferma c’erano 12 metri di vuoto. I prigionieri unirono delle lenzuola e coraggiosamente si calarono nel vuoto, i primi tre toccarono terra mentre il quarto veniva sorpreso dalle guardie poste a vigilanza. I soldati italiani spararono 5 colpi di fucile che risuonavano come un eco nella tranquilla cittadina scandianese.  Agli spari i primi tre fuggiaschi scapparono velocemente e si dileguarono, l’ultimo invece, mentre provò a scappare veniva fermato dal bersagliere scandianese Braglia Cesare, che in quel momento si trovava a casa in licenza. Braglia sentendo gli spari accorse per capire cosa stava succedendo, arrivato si trovava davanti quel prigioniero che non parlava nemmeno italiano, Braglia puntò la carabina al fuggiasco e gli intimò la resa, la sua libertà finì in quel momento, davanti a quel fucile.  Arrivavano anche i carabinieri che dopo essersi complimentati con l’ufficiale dei Bersaglieri ammanettavano il fuggiasco e lo riconducevano nelle galere della rocca. 

Subito partivano le ricerche dei soldati e dei carabinieri per gli altri tre, ma senza successo. Il giorno seguente arrivava una chiamata da Correggio, erano le 18.30 e i carabinieri in servizio in quel luogo avevano arrestato i tre fuggiaschi, venivano sorpresi nella zona di Fosdondo. 
In serata venivano ricondotti anche loro nella Rocca dei Bojardo e anche se solo per un giorno, i 3 fuggiaschi, avevano potuto assaporare la libertà nelle campagne scandianesi. Questa parentesi dei 4 prigionieri austriaci sarà l’unica di tutto il periodo di detenzione degli austriaci, nessun’altro tenterà nulla del genere, anzi, i prigionieri saranno invece ricordati negli anni avvenire per la strada che da Ventoso va sul Monte delle 3 Croci, costruita da loro durante la prigionia. Questa importante infrastruttura, ancora oggi esistente, sarà apprezzata da generazioni e generazioni di scandianesi.

MARCO MONTIPO'