giovedì 3 settembre 2015

SCANDIANO E LA SUA FEDELTA' AGLI ESTE DURANTE LE INSORGENZE REGGIANE, UNA STORIA DIMENTICATA...

Albero della libertà di Reggio Emilia durante il periodo Napoleonico disegno del 1797



INTRODUZIONE:

Scandiano 1796- ducato estense: "fervidi patrioti vollero innalzare l'albero della libertà a Scandiano" "negli scontri morì un giovane reggiano" "venne interrogato anche l'illustre Lazzaro Spallanzani" Questi sono solo alcuni passaggi di quello che racconterò in questo brano, notizie tratte dal libro” REGGIO EMILIA ALLA FINE DEL SECOLO XVIII” (1796 - 1799) DEL DOTT. UGO BASSI. Un libro che racconta nei dettagli la Reggio Emilia di quegli anni, gli anni delle insorgenze e della proclamazione della Repubblica Reggiana, tempi dove il cambiamento della rivoluzione francese si scontrava nelle nostre terre con secoli di tradizione estense.


IL RACCONTO: 

La notte del 25 agosto 1796 i patrioti reggiani alzarono l'albero della libertà in piazza grande, albero simbolo della rivoluzione francese. L'albero, un grande pioppo, fu eretto nel centro della piazza con la scritta "Tremate, o Tiranni, tremate, o Perfidi, alla vista della Sacra Immagine della Libertà"[1]. La mattina del 26 agosto, decine e decine di reggiani e soldati francesi ammiravano l'albero e intonavano canzoni patriottiche mentre il senato annunciava la nascita della repubblica reggiana.
Il clima di quegli anni non era affatto sereno sia per i fedeli agli Este che per i repubblicani reggiani, infatti le cittadine adiacenti a Reggio aderivano alla nuova Repubblica a macchia di leopardo. Molte non aderirono a questo progetto, non vollero il cambiamento, ma si chiusero su se stesse e della neo Repubblica non ne vollero sapere, una di queste fu proprio Scandiano. A seguito di questi avvenimenti il 3 settembre del 1796 alcuni patrioti reggiani si recavano a Scandiano per innalzare anche qui "l'albero della libertà"[2].
Si trattava di reggiani ardenti, coraggiosi e smaniosi di innalzare quel simbolo di libertà in una cittadina "nemica". Arrivati riuscirono nell'impresa e abbatterono anche le insegne ducali, gesto quest'ultimo che mandò su tutte le furie la reggenza di Modena, di cui pretese spiegazioni a Reggio. L'albero però durò poche ore, venne, infatti, abbattuto dalle guardie ducali e da alcuni scandianesi fedeli agli Este.
Il clima era incandescente in quei giorni, infatti un paio di reggiani passarono per Scandiano indossando la divisa della neo Repubblica con al petto la coccarda francese. I cittadini insorsero e, spalleggiati dai soldati ducali armati, intimarono ai due reggiani di togliersi la coccarda, cosa che non fecero e per questo fu immediatamente decretato il bando per i due patrioti[3].
I reggiani, però, non accettarono l'abbattimento dell'albero e le ultime "violenze" perpetrate dagli Scandianesi. Il 16 settembre organizzarono una rappresaglia, diverse carrozze guidate da fervidi patrioti si diressero nel paesello. Entrarono in Scandiano dalla porta che guarda Reggio, ma fu subito chiusa alle loro spalle e fu chiusa anche quella opposta che guarda in direzione di Sassuolo. Di colpo si trovarono in trappola, vittime loro stessi di una rappresaglia organizzata ad hoc. Suonarono le campane (segno di allarme) e i soldati ducali e alcuni scandianesi aprirono il fuoco contro i patrioti che iniziarono a scappare e a cercare riparo nelle case di conoscenti.
Rimase ferito un giovane ragazzo e gli altri furono fatti prigionieri e incarcerati nella Rocca. Finì male, invece, per un giovane reggiano che riuscì a scappare fuori dalle mura cittadine, ma fu colpito a morte nelle campagne adiacenti[4]. La terribile notizia giunse a Reggio dove una piazza inferocita reclamò vendetta per i patrioti e solo dopo che il senato assicurò il rilascio dei prigionieri, i reggiani si calmarono.                                                                        La mattina del 17 un agente militare si recò in Scandiano per interrogare sull'accaduto gli scandianesi e liberare i patrioti arrestati. Fu interrogato anche l'illustre Lazzaro Spallanzani[5], il quale non aiutò e non diede informazioni valide, forse un po’ complice moralmente dell'accaduto, come del resto gli altri compaesani.  Dopo un piccolo interrogatorio, si ordinò la restituzione delle armi e l'immediato rilascio dei prigionieri. Così fu e i patrioti ripresero la strada per Reggio.


CONCLUSIONE:

La storia raccontata è solo una piccola pagina di quegli anni, una piccola parte di quei grandi cambiamenti che colpirono l'intera Europa, certo piccola per dimensione ma di grande significato e valore. La devozione e la fedeltà degli scandianesi agli Este si riassume in questo piccolo passaggio storico che io ho voluto raccontare per dare quelle sfumature di cui la storia necessita. Inoltre, sono contento da scandianese di riportare alla luce questi significativi passaggi storici dei nostri avi e poterli condividere oggi nel 2015 con l'intera comunità. Purtroppo molti, troppi pezzi del nostro passato sono andati perduti e dimenticati e tocca a noi ricostruire il puzzle per avere una visione a 360° di Scandiano nel corso dei secoli. Abbiamo testi e racconti che meritano di essere letti e raccontati, libri che dormono silenziosi nelle nostre biblioteche reggiane, oggi uno di essi ha parlato e ci ha raccontato una piccola storia scandianese immersa nella grande storia dell’umanità.


MARCO MONTIPO’




[1] U.BASSI, reggio emilia alla fine del secolo XVIII (1796 – 1799) REGGIO NELL’EMILIA stabilimento litografico degli artigianelli 1895.   Pag 80 nota 4
[2] U.BASSI, CIT, pag 109 nota 1
[3] U. BASSI, CIT, pag 110 nota 2-3
[4] U. BASSI, CIT, pag 112
[5] U. BASSI, CIT, pag 113 nota 2

giovedì 23 luglio 2015

domenica 24 maggio 2015

24 maggio 1915 - 24 maggio 2015, il centenario dell'entrata in guerra dell'Italia, ricordiamo e onoriamo i patrioti che combatterono in quella tremenda guerra

Il 24 maggio del 1915  l'Italia entra nel conflitto che verrà ricordato come la prima grande guerra mondiale e oggi ne ricordiamo il centenario.

soldati italiani in trincea
Per l'Italia non è stata solo la grande guerra, ma qualcosa di più, una guerra che ha unito tutte le popolazioni italiche, nelle loro diversità, nei loro dialetti, le ha unite in quelle trincee, nella paura della morte e nella fama di gloria.
La grande guerra per l'Italia è stata anche una sorta di guerra d'indipendenza "quarta guerra d'indipendenza", dove tutte le terre italiane finalmente venivano inglobate nella terra madre, con l'annessione del trentino e tutto il venezia giulia, è stato il compimento dell'unificazione italiana sognata dai grandi padri patrioti del risorgimento.

In questa giornata, come scandianese ricordo i tanti concittadini caduti in quella guerra e soprattutto la medaglia d'oro al valor militare LEOPOLDO REVERBERI che in modo eroico sacrificò la sua giovane vita per la patria, la dedico a loro che hanno visto e vissuto il giorno dell'entrata in guerra del proprio paese e non hanno potuto vedere il giorno del trionfo e della vittoria, giorno che non sarebbe mai avvenuto senza le loro gesta.

Mi spiace molto nel vedere l'amministrazione scandianese che ancora una volta dimostra disinteresse per la storia italiana che non sia la resistenza, l'ignorare una data così importante è inaccettabile, dopo un palinsensto di svariati mesi dedicato alla resistenza in vista del 70° della liberazione mi sarei aspettato, non dico altrettanti mesi, ma almeno un mese o una settimana di approfondimenti sulla grande guerra in vista del centenario, serate e incontri dedicati ai personaggi reggiani e scandiaesi che hanno combattuto e sacrificato la vita in quelle trincee.

Funerale di Leopoldo Reverberi

giovedì 23 aprile 2015

IL MONDO RICONOBBE IL LORO VALORE, L'ITALIA LI DIMENTICO'

Bersagliere Pietro Montipò


Pietro Montipò, bersagliere, classe 1920, oggi nel 1943 cadeva in combattimento in Tunisia.

Io non l'ho mai conosciuto per ovvi motivi,  e in casa non si era mai parlato dello "zio" morto in africa, si diceva solo che era caduto in guerra, purtroppo non ha avuto il ricordo che meritava, lui come migliaia di italiani morti nel fronte africano per poi essere riposti nel dimenticatoio nazionale.

 Dopo tante ricerche sono riuscito a ritrovare la cronologia dei suoi ultimi anni e un po della sua storia, era una persona semplice e volenterosa, un bracciante di umile famiglia con la terza elementare come titolo di studio, venne congedato per il servizio di leva il 1 giugno del 1939.
Il 2 febbraio del 1940 venne richiamato alle armi e il 21/6/1940  partì per il fronte alpino occidentale con il 12° reggimento bersaglieri, dal 6/4/1941 partì per il fronte italo jugoslavo, nel 1/1/1942 partì sempre col 12° reggimento bersaglieri per l'africa, destinazione tripoli (Libia) per poi essere trasferito il 21/11/1942 all'8° reggimento bersaglieri in tunisia dove trovò la morte in combattimento. 

"I'8 reggimento bersaglieri è "famoso" per avere partecipato alla battaglia di El Alamaein, dove questi giovani italiani si distinsero per coraggio e valore.
Dopo essere più volte decimato, il reggimento ricostituito servì per la campagna in tunisia, per fermare l'avanzata inglese, anche in questo caso gli italiani si fecero valere per coraggio e valore."

Quando leggo di quelle battaglie, di quel fronte, di quei valorosi giovani mi si stringe in cuore, sapendo che questo paese li ha volutamente dimenticati, circa 200000 italiani in uniforme sono morti dallo scoppio della guerra fino al 1943 sui vari fronti, dimenticarli è stato ed è un tremendo errore, una nazione che rinnega i suoi morti e la sua storia non può che essere destinata al declino, morale e culturale, io sono orgoglioso di quei giovani, di mio zio e di tutti quei patrioti che hanno sacrificato la propria vita in quella guerra, come lo sono per tutti gli eroi delle guerre d'indipendenza e della prima grande guerra, porterò avanti nel mio piccolo le loro eroiche gesta, erano l'Italia migliore, fiero di voi.




MARCO MONTIPO'