martedì 6 dicembre 2016

È uscito il nuovo numero del giornale "all'ombra del CAMPANONE" Marco Montipò tra i nuovi collaboratori

Oggi sul quotidiano reggiano "La Voce" è uscito un articolo promozionale del giornale scandianese "all'ombra del CAMPANONE".
È motivo di orgoglio leggere il mio nome e cognome tra i "collaboratori" del giornale, una gratifica al lavoro e al tanto tempo da me investito per la ricerca e lo studio della storia locale. L'articolo da me scritto parla degli scandianesi nella Guerra di Libia 1911-1912.
Il giornale "all'ombra del CAMPANONE" si trova in tutte le edicole scandianesi al prezzo di 1 Euro.

La Voce di Reggio Emilia 06/12/2016

lunedì 31 ottobre 2016

OGGI PER SCANDIANO SI FESTEGGIA HALLOWEEN, PER L'OCCASIONE VOGLIO RACCONTARE UNA STORIA DELL' ORRORE SCANDIANESE


Foto del Boia Bugatti Giovanni Battista detto Mastro Titta. Nasceva nel 1779 e morì nel 1869 a Roma. Fu un Boia dello Stato Pontificio e tra i più “famosi” della storia, nella sua carriera professionale eseguì oltre 500 esecuzioni. 
La foto postata di Mastro Titta è voluta, non solo perché tra i boia più famosi della storia ma anche perché rispecchia il tempo della storia raccontata, infatti la prima esecuzione fatta dal Boia Mastro Titta fu nel 1796, solo qualche anno più tardi della storia narrata.

Nella notte di Halloween per le vie di Scandiano si vedono mostri, teschi, fantasmi, i ragazzi si raccontano storie e si guardano film dell’orrore, una “macabra” nottata che da alcuni anni fa calare le tenebre nel paesino dei Bojardo. Per fortuna è tutta finzione, infatti all’oscurità si alternano le risate dei bambini, la dolcezza delle caramelle e un clima di festa e divertimento, una macabra finzione che nasce e muore nella magia di Halloween.

Voglio raccontare una storia proprio in questa oscura giornata, un sinistro racconto che ci riporta indietro nel tempo e ci può dare l’idea di cosa potevano vedere fino a pochi secoli fa i nostri antenati scandianesi.

Siamo ad Arceto nell’autunno del 1773, precisamente nella notte tra il 24 e il 25 novembre e un delitto violento e spietato turbava l’intera comunità, un certo Marco Braglia uccideva a colpi d’ascia le sue sorelle seminando il terrore nella frazione scandianese. L’assassino veniva arrestato la stessa sera dalle guardie ducali e per lui iniziava un processo che durò quasi tre mesi. Questi omicidi però non erano la parte più raccapricciante del racconto, anzi, il “bello” doveva ancora venire, infatti la sentenza era altrettanto spietata, l’assassino Braglia veniva condannato alla “decapitazione e lo smembramento del corpo”.

L’esecuzione si compiva alle 9 del mattino nella Piazza Maggiore[1] d’avanti alla comunità che assisteva in silenzio. Conosciamo tutti l’inverno emiliano e scandianese, il freddo umido che penetra nelle ossa e la fitta nebbia che come un bianco muro impedisce al sole di accarezzarci con i suoi raggi. E che dire dell’azzurro del cielo? vederlo in questa stagione era ed è una rarità, l’inverno tipico emiliano si prestava perfettamente a questa esecuzione facendone una cornice da film dell’orrore. 

Ma veniamo all’esecuzione, Il Boia davanti alla comunità tagliava la testa dell’assassino e smembrava il suo corpo in quattro parti, ma non era tutto, successivamente la testa veniva posta in una gabbia di ferro ed esposta pubblicamente per giorni all’ingresso del castello di Arceto.  Le parti del corpo, invece, venivano inchiodate a delle piante vicino alla casa del delitto, il tutto illuminato da torce perché ai tempi l’illuminazione pubblica ancora non esisteva e al calar del sole l’oscurità si impadroniva del paese. 
Tutti dovevano vedere, tutti dovevano temere, quella esecuzione era da monito per tutti.

A fine del 700 è questo che si poteva vedere a Scandiano, un macabro spettacolo che a differenza di oggi non era finzione, non c’erano le risate e le caramelle ad addolcire l’atmosfera, non era una festa ma una spettrale realtà.

La storia raccontata è stata presa dal libro Storia di Scandiano di Aderito Belli[2] in cui si narra anche che la gabbia contenente la testa di Marco Braglia era visibile ai musei civici di Reggio Emilia, purtroppo però, dopo una mia ricerca ho constatato che la gabbia non fa parte delle collezioni del museo, forse questa “reliquia” è stata smarrita nel tempo.




[1] Piazza Maggiore oggi chiamata Piazza Spallanzani
[2] Aderito Belli Storia di Scandiano, 1928 Pag 81

martedì 18 ottobre 2016

OGGI NEL 1912 SI CONCLUDEVA LA GUERRA DI LIBIA, UN RICORDO DI QUEGLI SCANDIANESI CHE SFIDARONO L'IMPERO OTTOMANO

Foto archivio privato:  Leopoldo Reverberi a Sidi Messri (Libia)

Il 29 settembre 1911 scoppiava il conflitto Italo-Turco definito la Guerra di Libia, durava circa un anno e si concludeva il 18 ottobre 1912 con la vittoria italiana.

Come nella Grande Guerra anche in questo conflitto c'era un grande poeta a sostenere l'intervento militare e le truppe italiane, ma questa volta non era D'Annunzio ma era Giovanni Pascoli e lo faceva in un suo memorabile discorso fatto nel teatro di Barca a Lucca nel novembre 1911 dal titolo "La grande Proletaria si è mossa".[1]

Oggi può sembrare una storia lontana da noi, lontana da Reggio Emilia e da Scandiano,  può sembrare una storia che non ci riguardi ma invece ci riguarda eccome, quella storia l'hanno scritta tanti reggiani e tanti scandianesi.

Nella guerra di Libia gli italiani schierati erano oltre 30 mila unità, di cui 1892 reggiani.[2]
Ogni Comune della provincia reggiana vedeva i suoi figli partire per combattere nella guerra di Libia, Scandiano fu il comune tra i maggiori donatori, infatti vedeva partire 58 suoi figli.[3] 
Questi scandianesi erano in molti casi umili cittadini di provincia che mai avevano visto oltre i confini nazionali, degli umili scandianesi che stavano per varcare il Mediterraneo e scrivere la storia sfidando l’Impero Ottomano.

Questo “lontano” conflitto lasciava sulle sabbie libiche circa 3431 italiani[4]  tra cui 50 reggiani, tra quest’ultimi c’erano anche degli scandianesi, due per l’esattezza, il primo fu Teggi Carlo di San Ruffino, classe 1888, caduto in combattimento il 9/11/1911 a Sciara-Sciat,[5] il secondo invece fu Bandelli Battista, classe 1890 caduto in combattimento il 23/07/1912 a Punta Buscaiba.[6] 

I reggiani combatterono con valore e ben 53 di loro venivano decorati con medaglie al valor militare e tra questi c’erano anche degli scandianesi. Il primo decorato era lo scandianese adottivo, Leopoldo Reverberi che da giovane tenente di fanteria si contraddistinse più volte per valore e coraggio e proprio per questo veniva decorato con la medaglia di bronzo al valor militare, la motivazione In ripetuti combattimenti tenne il comando del suo plotone con lodevole fermezza ed ardimento. Sciara Zauia, 26 Ottobre 1911 – Zanzur, 8 Giugno 1912”.[7] 
Inoltre sempre Reverberi sarà un ulteriore orgoglio per Scandiano, infatti nella Grande Guerra, sempre per valore e coraggio veniva decorato con la medaglia d’Oro dopo essere caduto sotto il fuoco delle mitragliatrici nemiche.
Il secondo Eroe invece era Olvi Iori, un soldato semplice che prendeva anch’esso la medaglia di bronzo con questa motivazione “In terreno scoperto e fortemente battuto dal fuoco nemico diede prova di slancio e coraggio distinguendosi fra i compagni finché cadde ferito. Lebda, 2 maggio 1912.[8]

Veniamo al giorno della vittoria, era il 18 Ottobre e in Svizzera i rappresentanti italiani e turchi firmavano la pace con il trattato di Losanna, la notizia in Italia era appresa con gioia e dalle grandi città ai piccoli comuni di provincia cominciavano le feste per la vittoria e per la pace. 
A Scandiano si festeggiava il 24 Ottobre nel magnificoTeatro Bojardo, le persone accorrevano per l’occasione e in poco tempo il teatro era gremito di spettatori, in primis il sindaco cittadino Venerio Zuccoli e tutta la giunta,[9]un giorno di festa per omaggiare quegli scandianesi che in prima persona, combattendo come leoni nelle sabbie libiche hanno reso possibile questo giorno e questa vittoria.



[1] Link dove leggere il discorso integrale di Giovanni Pascoli “La grande proletaria si è mossa”: http://cronologia.leonardo.it/storia/a1911f.htm
[2] Dal Cusna al Po, nel deserto, in mare, in cielo. soldati reggiani in Libia 1911-1918, Pag. 29
[3] Dal Cusna al Po, nel deserto, in mare, in cielo.  Op, Cit, Pag 30
[4] Fonte presa dal sito internet: https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_italo-turca
[5] Aderito Belli, “Storia di Scandiano” edizione 1966, pag 214 
[6] Dal Cusna al Po, nel deserto, in mare, in cielo. Op, Cit, Pag 144
[7] Motivazione presa dal sito: http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/#
[8] Dal Cusna al Po, nel deserto, in mare, in cielo. Op, Cit, Pag 303
[9] L’Italia Centrale 26/10/1912


venerdì 23 settembre 2016

UNA GUERRA PER L'ACQUA: IL 23 SETTEMBRE 1201 REGGIO DICHIARA GUERRA A MODENA

Foto del Fiume Secchia, il fiume conteso.
Siamo nell'era dei "liberi comuni" in età medievale e in quell'epoca ogni Comune poteva vantare una propria politica economica e militare.
Il Comune di Reggio si era dovuto scontrare con diverse città,  Parma, Mantova e Modena, città quest'ultima da sempre in lotta con Reggio, una rivalità che legherà in un abbraccio di amore e odio le due città emiliane per tutto il cammino della storia.
In quel periodo una delle cose per cui valeva la pena muovere guerra ad una altra città era sicuramente la provvigione d'acqua, cosa fondamentale perché vitale per la vita e per l'economia della città.
Su questo punto Reggio aveva un grosso problema, infatti il Crostolo non soddisfava la domanda per la sua esigua portata e i fiumi più vicini erano l'Enza e il Secchia che purtroppo erano di dominio dei parmigiani il primo e dei modenesi il secondo.

I reggiani puntarono il secchia cosa che non piacque affatto ai modenesi, anzi, decisione che alzò la tensione fra le due città emiliane e dopo svariate scaramucce tra le due popolazioni, il 23 settembre del 1201 i reggiani tagliarono la testa al toro, con in testa il podestà Buvalello Bologenese, circa duemila fanti e centinaia di cavalieri mossero guerra a Modena.
I due eserciti si trovarono faccia a faccia sul ponte del Sanguineto, presso Formigine, quello modenese era più numeroso e meglio equipaggiato anche perché Modena era una città più ricca e signorile di Reggio e poteva permettersi il meglio anche nel campo bellico.
Ma i reggiani avevano l'astuzia e la tenacia, erano pronti a tutto e con il loro coraggio travolsero i modenesi, fu una disfatta per Modena, tantissimi i morti e chi non cadeva sotto i colpi dei reggiani veniva fatto prigioniero, tra questi anche il Podestà modenese Alberto da Lendenara.

Dopo questa grande vittoria i reggiani fortificarono Rubiera costruendo il castello oltre delle mura difensive e per realizzare queste opere impegnarono gli stessi prigionieri modenesi. Sarà sotto queste mure che nel giugno del 1202 i vinti provarono a riscattarsi e con un esercito rinvigorito da truppe veronesi e ferraresi, armati di mangani e lancia sassi, i modenesi misero Rubiera sotto assedio ma tutto inutilmente, Rubiera era inespugnabile. A quel punto Modena non poteva che accettare i reggiani e proprio sul fiume secchia, il 6 agosto del 1202 i podestà delle due città, Manfredo Pico per Modena e Gherardo Rolandino per Reggio firmarono la pace.
Finalmente era ufficiale, i reggiani potevano navigare e prelevare le acque del Secchia, inoltre i confini derivati dalle battaglie appena concluse erano i nuovi confini delle città, una vittoria su tutta la linea per Reggio.

Alcuni passaggi del racconto sono tratti dal libro: "Diritti della Città di Modena sulle acque di Secchia.." per gli eredi Soliani tipografi reali, Modena, 1827.

venerdì 16 settembre 2016

OGGI RICORRE IL 220° ANNIVERSARIO DELLA "BATTAGLIA" DI SCANDIANO, IL FATTO DI SANGUE PIU GRAVE DURANTE LE INSORGENZE NEL TERRITORIO REGGIANO



Albero della libertà di Reggio Emilia durante il periodo Napoleonico disegno del 1797

La notte del 25 agosto 1796 i patrioti reggiani alzarono l'albero della libertà in piazza grande, albero simbolo della rivoluzione francese. L'albero, un grande pioppo, fu eretto nel centro della piazza con la scritta "Tremate, o Tiranni, tremate, o Perfidi, alla vista della Sacra Immagine della Libertà"[1]. La mattina del 26 agosto, decine e decine di reggiani e soldati francesi ammiravano l'albero e intonavano canzoni patriottiche mentre il senato annunciava la nascita della repubblica reggiana.
Il clima di quegli anni non era affatto sereno sia per i fedeli agli Este che per i repubblicani reggiani, infatti le cittadine adiacenti a Reggio aderivano alla nuova Repubblica a macchia di leopardo. Molte non aderirono a questo progetto, non vollero il cambiamento, ma si chiusero su se stesse e della neo Repubblica non ne vollero sapere, una di queste fu proprio Scandiano. A seguito di questi avvenimenti il 3 settembre del 1796 alcuni patrioti reggiani si recavano a Scandiano per innalzare anche qui "l'albero della libertà"[2].
Si trattava di reggiani ardenti, coraggiosi e smaniosi di innalzare quel simbolo di libertà in una cittadina "nemica". Arrivati riuscirono nell'impresa e abbatterono anche le insegne ducali, gesto quest'ultimo che mandò su tutte le furie la reggenza di Modena, di cui pretese spiegazioni a Reggio. L'albero però durò poche ore, venne, infatti, abbattuto dalle guardie ducali e da alcuni scandianesi fedeli agli Este.
Il clima era incandescente in quei giorni, infatti un paio di reggiani passarono per Scandiano indossando la divisa della neo Repubblica con al petto la coccarda francese. I cittadini insorsero e, spalleggiati dai soldati ducali armati, intimarono ai due reggiani di togliersi la coccarda, cosa che non fecero e per questo fu immediatamente decretato il bando per i due patrioti[3].
I reggiani, però, non accettarono l'abbattimento dell'albero e le ultime "violenze" perpetrate dagli Scandianesi. Il 16 settembre organizzarono una rappresaglia, diverse carrozze guidate da fervidi patrioti si diressero nel paesello. Entrarono in Scandiano dalla porta che guarda Reggio, ma fu subito chiusa alle loro spalle e fu chiusa anche quella opposta che guarda in direzione di Sassuolo. Di colpo si trovarono in trappola, vittime loro stessi di una rappresaglia organizzata ad hoc. Suonarono le campane (segno di allarme) e i soldati ducali e alcuni scandianesi aprirono il fuoco contro i patrioti che iniziarono a scappare e a cercare riparo nelle case di conoscenti.
Rimase ferito un giovane ragazzo e gli altri furono fatti prigionieri e incarcerati nella Rocca. Finì male, invece, per un giovane reggiano che riuscì a scappare fuori dalle mura cittadine, ma fu colpito a morte nelle campagne adiacenti[4]. La terribile notizia giunse a Reggio dove una piazza inferocita reclamò vendetta per i patrioti e solo dopo che il senato assicurò il rilascio dei prigionieri, i reggiani si calmarono.
La mattina del 17 un agente militare si recò in Scandiano per interrogare sull'accaduto gli scandianesi e liberare i patrioti arrestati. Fu interrogato anche l'illustre Lazzaro Spallanzani[5], il quale non aiutò e non diede informazioni valide, forse un po’ complice moralmente dell'accaduto, come del resto gli altri compaesani.  Dopo un piccolo interrogatorio, si ordinò la restituzione delle armi e l'immediato rilascio dei prigionieri. Così fu e i patrioti ripresero la strada per Reggio.


CONCLUSIONE:

La storia raccontata è solo una piccola pagina di quegli anni, una piccola parte di quei grandi cambiamenti che colpirono l'intera Europa, certo piccola per dimensione ma di grande significato e valore. La devozione e la fedeltà degli scandianesi agli Este si riassume in questo piccolo passaggio storico che io ho voluto raccontare per dare quelle sfumature di cui la storia necessita. Inoltre, sono contento da scandianese di riportare alla luce questi significativi passaggi storici dei nostri avi e poterli condividere oggi nel 2015 con l'intera comunità. Purtroppo molti, troppi pezzi del nostro passato sono andati perduti e dimenticati e tocca a noi ricostruire il puzzle per avere una visione a 360° di Scandiano nel corso dei secoli. Abbiamo testi e racconti che meritano di essere letti e raccontati, libri che dormono silenziosi nelle nostre biblioteche reggiane, oggi uno di essi ha parlato e ci ha raccontato una piccola storia scandianese immersa nella grande storia dell’umanità.


MARCO MONTIPO’




[1] U.BASSI, reggio emilia alla fine del secolo XVIII (1796 – 1799) REGGIO NELL’EMILIA stabilimento litografico degli artigianelli 1895.   Pag 80 nota 4
[2] U.BASSI, CIT, pag 109 nota 1
[3] U. BASSI, CIT, pag 110 nota 2-3
[4] U. BASSI, CIT, pag 112
[5] U. BASSI, CIT, pag 113 nota 2