domenica 17 luglio 2016
venerdì 15 luglio 2016
Successo dell’evento inaugurale di Scandiano e Identità
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| Gazzetta di Reggio 15 luglio 2016 |
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| Prima Pagina Reggio 15 luglio 2016 |
Mercoledì sera al castello La Torricella di Ventoso, in quel di Scandiano, il professor Franco Cardini ha tenuto una conferenza dal titolo Medioevo: quando l’Europa era cristiana. L’evento, organizzato da Scandiano e Identità e la Pro-loco scandianese, costituiva il battesimo della nuova associazione culturale locale, appunto, Scandiano e Identità.
Il successo della serata è stato enorme. Le trecento sedie predisposte non sono bastate per far accomodare tutto il foltissimo pubblico accorso. Si sono infatti potuti contare oltre trecento partecipanti. Questo inizio trionfale non è stato che il primo passo. Scandiano e Identità ha già predisposto un nutrito programma di iniziative che partirà in autunno, per proseguire durante tutto l’inverno e concludersi nella primavera del 2017. Il primo appuntamento sarà 18 settembre, quando, in occasione della giornata cultura ebraica, Beniamino Goldstein, Rabbino di Modena e Reggio, terrà una conferenza sulla presenza ebraica a Scandiano.
UFF. STAMPA SCANDIANO E IDENTITA'
UFF. STAMPA SCANDIANO E IDENTITA'
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mercoledì 13 luglio 2016
IL 13 LUGLIO NEL CASTELLO DELLA TORRICELLA NASCE "SCANDIANO E IDENTITA"
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| Il castello della Torricella, foto realizzata da Roberto Federici |
L'associazione ha elaborato un palinsesto di quasi un anno, fatto di incontri, dibattiti e convegni per riscoprire l'intera storia locale, dai Fogliani ai Boiardo, dagli Estensi all'unità d'Italia, un palinsesto che metterà alla luce Scandiano a 360 gradi e che porterà importanti personalità come appunto Cardini.
Stasera il medievalista Cardini terrà una lezione magistrale sul tema "IL MEDIOEVO, QUANDO L'EUROPA ERA CRISTIANA".
L'evento è aperto a tutti e a fine serata sarà offerto un buffet con i prodotti tipici locali.
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| Resto del Carlino 13 luglio 2016 |
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| Gazzetta di reggio 13 luglio 2016 |
venerdì 13 maggio 2016
IL 13 MAGGIO 1943 FINIVA IL SOGNO DELL'AFRICA ITALIANA
Il sogno dell'Africa italiana parte da lontano, fin della proclamazione d'Italia, nel 1861, i padri della patria provano a
equilibrare la bilancia del potere in Europa e mettere il nostro paese al pari
delle grandi potenze coloniali, come Francia ma soprattutto come l'Inghilterra.
Dopo svariati tentativi nel 1882 l'Italia realizza il suo
sogno, la città Eritrea di Assab diventa italiana e incomincia l'era
coloniale.
Nel suo massimo splendore il colonialismo italiano conta 4
colonie africane, la Somalia, la Libia, l'Eritrea e l'Etiopia.
Il sogno dell'Africa Italiana finisce oggi nel 1943 in
Tunisia, con la conclusione della Campagna Africa Settentrionale e la sconfitta
delle truppe italo tedesche.
La Campagna Africa settentrionale è il
teatro di guerra dove gli italiani sono i protagonisti principali, i primi ad
entrare di scena e gli ultimi ad uscirne.
I bersaglieri e la folgore hanno scritto la storia con il loro coraggio e il loro valore, gli alleati tedeschi lo
riconobbero e addirittura i nemici, i quali lo misero nero su bianco per renderlo eterno.
Tutti noi abbiamo in mente la battaglia di
El Alamein, crediamo essere la più famosa e la più eroica, ma non è così, o
almeno, c’è molto di più in quella campagna di guerra, l’eroismo italiano vive
in tutto il conflitto, fino a quel 13 maggio 1943.
Voglio dedicare questo giorno a quegli italiani caduti,
dispersi o prigionieri in terra d’Africa, quegli italiani che hanno scritto la
storia con il loro sangue e il loro coraggio. Lo dedico in particolare a mio zio, Montipò Pietro, un bersagliere scandianese che a pochi giorni dalla fine del conflitto, dopo essere stato premiato per lodevole comportamento in combattimento, il 23 aprile 1943 è caduto in combattimento, lottando come un leone.
Sono fiero di tutti loro, erano l'Italia più bella, la più valorosa, li voglio ricordare e onorare con l'ultimo bollettino di guerra in terra d'Africa, un bollettino scritto dal Generale Antonio Messe il 13 maggio 1943:
La I armata italiana, cui è toccato l' onore dell' ultima
resistenza dell' Asse in terra d' Africa, ha cessato stamane per ordine del
Duce, il combattimento.
Sottoposta all' azione concentrica ed ininterrotta di tutte
le forze anglo - americane terrestri ed aeree, esaurite le munizioni, priva
ormai di ogni rifornimento, essa aveva ancora ieri validamente sostenuto, con
il solo valore delle sue fanterie, l' urto nemico.
è così finita la battaglia africana durata, con tante
alterne vicende, trentacinque mesi.
Nelle ultime lotte, durante le quali tutti i nostri reparti
- e quelli germanici a loro fianco schierati - si sono battuti in sublime
spirito di cameratesca emulazione, le artiglierie di ogni specialità e il
Raggruppamento esplorante corazzato cavalleggeri Lodi davano, come sempre,
splendida prova.
L' eroico comportamento dei nostri soldati che, sotto la
guida del Maresciallo d' Italia Giovanni Messe, hanno nella lunga battaglia
assolto tutti i compiti loro commessi e conquistato nuova gloria alle proprie
bandiere, riconsacra nel sangue e nel sacrificio la certezza dell' avvenire
africano della Nazione.
Il sacrario italiano di El Alamein, immagini prese dal sito della difesa: http://www.difesa.it/Il_Ministro/ONORCADUTI/Sepolcreti/Pagine/ElAlamein.aspx
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| Tutte le volte che leggo questa targa non posso che pensare a mio zio, a lui e quello che ha fatto. Un orgoglio indescrivibile... |
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sabato 23 aprile 2016
IL MONDO RICONOBBE IL LORO VALORE L'ITALIA LI DIMENTICO': LA STORIA DI UNO SCANDIANESE DIMENTICATO
La mia famiglia è la classica famiglia reggiana, di estrazione socialista e con il nonno partigiano, tutto nella norma, così sono la maggior parte delle famiglie nostrane, ma poi sono andato a fondo nel cercare notizie e informazioni, ho voluto saperne di più dei miei avi e ho scoperto verità e notizie di cui non si parlava, "dimenticate".
Ho scoperto la storia di mio zio, il primogenito dei Montipò, bersagliere caduto nella campagna dell' Africa Settentrionale, un umile scandianese che scrisse la storia.
Però ora torniamo a mio nonno, Giovanni Montipò, classe 1927 che a soli 17 anni decise di combattere insieme ai partigiani la "guerra di liberazione". Era molto giovane, appena un ragazzo, era un sappista del I° BATTAGLIONE della 76° brigata SAP.
Fin da piccolo sentivo parlare di lui, dei partigiani, delle loro imprese, anche in paese, a Chiozza, i più anziani mi parlavano di mio nonno, specialmente quando andavo a tagliarmi i capelli dal barbiere simbolo del paesino, da "checco"!
A me però colpiva una foto in bianco e nero di un ragazzo col cappello piumato, quel cappello da bambino mi piaceva tantissimo, era una foto sul mobile in sala, mi dicevano che era lo zio morto in Africa, di più non si sapeva e non dicevano.
Io sono andato a fondo , ho voluto scoprire la storia di quel ragazzo col cappello piumato e qualche anno fa ho trovato le risposte alle mie domande.
Mio zio si chiamava Pietro Montipò, classe 1920, era il primogenito dei Montipò, il fratello maggiore, era una persona semplice e volenterosa, un bracciante di umile famiglia con la terza elementare come titolo di studio.
Veniva congedato per il servizio di leva il 1 giugno 1939. Il 2 febbraio 1940 veniva richiamato alle armi, la seconda guerra mondiale era già iniziata da mesi, l'Italia era ancora non belligerante ma la guerra era chiaramente alle porte. Mio zio veniva arruolato, il 25 maggio 1940 nel 12° reggimento bersaglieri della 133° divisione Littorio.
Nel giugno del 1940 partiva per il fronte alpino occidentale contro la Francia, poi nell'aprile 1941 combatteva sul fronte alpino orientale, quello italo/jugoslavo. Il 1° Gennaio 1942 si imbarcava a Napoli per Tripoli, partiva per la campagna Africa Settentrionale.
In Africa veniva arruolato nell'8° reggimento bersaglieri combatteva in tutte le battaglie più importanti, più feroci che la storia ricordi, quelle battaglie in cui gli italiani nonostante abbiano perduto ottennero l'onore delle armi dai vincitori.
Combatteva nelle "famose" battaglie di El Alamein, dove mio zio, veniva premiato "per lodevole comportamento in combattimento".
Nell'autunno del 1942 cominciava la ritirata, dopo mesi di vittorie, i soldati dell'asse subivano la massiccia offensiva inglese. I reparti decimati con i suoi sopravvissuti (tra cui mio zio) marciavano verso la Tunisia per l'ultima resistenza e il 1° dicembre 1942 dalle ceneri dei reparti annientati veniva ricostituito l'8° reggimento bersaglieri, assegnato alla 136° divisione corazzata "giovani fascisti".
In Tunisia gli italiani riuscivano ancora a resistere eroicamente, si battevano con valore assoluto, tanto che sia gli alleati tedeschi che i nemici inglesi riconobbero il valore e coraggio di cui erano fatti i soldati italiani.
Mio zio combatteva fino al 23 aprile del 1943 dove cadeva in combattimento a pochi giorni dalla fine delle operazioni (la guerra in Africa settentrionale finiva il 13 maggio 1943).
Alla fine di questa storia non voglio giudicare (come fanno alcuni) su chi era il giusto e chi sbagliato, su chi "merita" il ricordo e chi no, tutte e due questi Montipò li porto dentro di me con orgoglio, erano tutte e due giusti, è la guerra quella sbagliata.
Inorridisco a pensare che mio zio e tantissimi italiani sono stati volutamente dimenticati per volere politico, oggi dovremmo ricordare chi è morto per l'Italia, quelle decine e decine di migliaia di italiani caduti mentre indossavano l'uniforme, mentre rappresentavano l'Italia e il popolo italiano.
Il mondo e i vincitori alleati, i libri di storia e le cronache belliche ci tramandano il valore dei soldati italiani, specialmente in Africa, dove hanno tirato fuori il meglio di se, tutti lo riconoscono e lo ricordano, tutti tranne l'Italia che per convenienza politica e IPOCRISIA preferisce dimenticare.
Quel ragazzo ventenne, quel mio zio che scrisse la storia da vinto, dopo decenni di silenzio, lo faccio rivivere in queste righe, sul mio blog perché le sue gesta meritano di essere ricordate, il suo ricordo deve essere patrimonio di tutti, uno scandianese che in Africa ha combattuto come un leone.
Aveva superato tutte le battaglie più dure, "un sopravvissuto" ma a pochi giorni dalla fine non c'è l'ha fatta, oggi nel 1943 cadeva in combattimento. Che tu possa riposare in pace e che le tue gesta rimangano per l'eternità, eri, eravate l'italia migliore, la più valorosa!
Marco Montipò
Ho scoperto la storia di mio zio, il primogenito dei Montipò, bersagliere caduto nella campagna dell' Africa Settentrionale, un umile scandianese che scrisse la storia.
Però ora torniamo a mio nonno, Giovanni Montipò, classe 1927 che a soli 17 anni decise di combattere insieme ai partigiani la "guerra di liberazione". Era molto giovane, appena un ragazzo, era un sappista del I° BATTAGLIONE della 76° brigata SAP.
Fin da piccolo sentivo parlare di lui, dei partigiani, delle loro imprese, anche in paese, a Chiozza, i più anziani mi parlavano di mio nonno, specialmente quando andavo a tagliarmi i capelli dal barbiere simbolo del paesino, da "checco"!
| Scheda Anpi di mio nonno |
A me però colpiva una foto in bianco e nero di un ragazzo col cappello piumato, quel cappello da bambino mi piaceva tantissimo, era una foto sul mobile in sala, mi dicevano che era lo zio morto in Africa, di più non si sapeva e non dicevano.
Io sono andato a fondo , ho voluto scoprire la storia di quel ragazzo col cappello piumato e qualche anno fa ho trovato le risposte alle mie domande.
Mio zio si chiamava Pietro Montipò, classe 1920, era il primogenito dei Montipò, il fratello maggiore, era una persona semplice e volenterosa, un bracciante di umile famiglia con la terza elementare come titolo di studio.
Veniva congedato per il servizio di leva il 1 giugno 1939. Il 2 febbraio 1940 veniva richiamato alle armi, la seconda guerra mondiale era già iniziata da mesi, l'Italia era ancora non belligerante ma la guerra era chiaramente alle porte. Mio zio veniva arruolato, il 25 maggio 1940 nel 12° reggimento bersaglieri della 133° divisione Littorio.
Nel giugno del 1940 partiva per il fronte alpino occidentale contro la Francia, poi nell'aprile 1941 combatteva sul fronte alpino orientale, quello italo/jugoslavo. Il 1° Gennaio 1942 si imbarcava a Napoli per Tripoli, partiva per la campagna Africa Settentrionale.
In Africa veniva arruolato nell'8° reggimento bersaglieri combatteva in tutte le battaglie più importanti, più feroci che la storia ricordi, quelle battaglie in cui gli italiani nonostante abbiano perduto ottennero l'onore delle armi dai vincitori.
Combatteva nelle "famose" battaglie di El Alamein, dove mio zio, veniva premiato "per lodevole comportamento in combattimento".
Nell'autunno del 1942 cominciava la ritirata, dopo mesi di vittorie, i soldati dell'asse subivano la massiccia offensiva inglese. I reparti decimati con i suoi sopravvissuti (tra cui mio zio) marciavano verso la Tunisia per l'ultima resistenza e il 1° dicembre 1942 dalle ceneri dei reparti annientati veniva ricostituito l'8° reggimento bersaglieri, assegnato alla 136° divisione corazzata "giovani fascisti".
In Tunisia gli italiani riuscivano ancora a resistere eroicamente, si battevano con valore assoluto, tanto che sia gli alleati tedeschi che i nemici inglesi riconobbero il valore e coraggio di cui erano fatti i soldati italiani.
Mio zio combatteva fino al 23 aprile del 1943 dove cadeva in combattimento a pochi giorni dalla fine delle operazioni (la guerra in Africa settentrionale finiva il 13 maggio 1943).
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| Foto di Montipò Pietro |
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| Foglio matricolare di mio zio e la medaglia della campagna africa settentrionale |
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| Fronte medaglia campagna africa settentrionale |
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| Retro medaglia campagna africa settentrionale |
Alla fine di questa storia non voglio giudicare (come fanno alcuni) su chi era il giusto e chi sbagliato, su chi "merita" il ricordo e chi no, tutte e due questi Montipò li porto dentro di me con orgoglio, erano tutte e due giusti, è la guerra quella sbagliata.
Inorridisco a pensare che mio zio e tantissimi italiani sono stati volutamente dimenticati per volere politico, oggi dovremmo ricordare chi è morto per l'Italia, quelle decine e decine di migliaia di italiani caduti mentre indossavano l'uniforme, mentre rappresentavano l'Italia e il popolo italiano.
Il mondo e i vincitori alleati, i libri di storia e le cronache belliche ci tramandano il valore dei soldati italiani, specialmente in Africa, dove hanno tirato fuori il meglio di se, tutti lo riconoscono e lo ricordano, tutti tranne l'Italia che per convenienza politica e IPOCRISIA preferisce dimenticare.
Quel ragazzo ventenne, quel mio zio che scrisse la storia da vinto, dopo decenni di silenzio, lo faccio rivivere in queste righe, sul mio blog perché le sue gesta meritano di essere ricordate, il suo ricordo deve essere patrimonio di tutti, uno scandianese che in Africa ha combattuto come un leone.
Aveva superato tutte le battaglie più dure, "un sopravvissuto" ma a pochi giorni dalla fine non c'è l'ha fatta, oggi nel 1943 cadeva in combattimento. Che tu possa riposare in pace e che le tue gesta rimangano per l'eternità, eri, eravate l'italia migliore, la più valorosa!
Marco Montipò
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